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Bavaglio ammazza blog

Provvedimenti legislativi per punire indirettamente il libero pensiero dei blogger.

Noto dalla testo del disegno di legge sulle intercettazione, ed in particolare dal suo articolo 29, che si vuole con molta veemenza inibire la volontà dei blogger a pubblicare qualsiasi cosa non possa andare bene a qualcun’altro. Insomma, il messaggio lanciato è semplice: taci e non scrivere nulla, che grane non ne avrai; se invece hai il tempo, il coraggio e la voglia di scrivere e inserire commenti e articoli sul tuo blog, allora ne pagherai le carissime conseguenze.

Ma perché non si può pubblicare qualcosa a cui teniamo o che vogliamo esternare e condividere con la rete? Se vengono scritte cose false o ingiuriose, l’ordinamento giuridico italiano già prevede possibili vie per ripristinare il torto fatto. Questo ennesimo aggravio, ha un sapore di prepotenza contro un qualsiasi interesse mediatico nei confronti del potente di turno, che può usare questa disposizione normativa a mo’ di clava contro il primo blogger che esprime proprie opinioni.

Infatti le conseguenze possono essere davvero gravi. L’articolo 29 del ddl approvato al Senato della Repubblica, e ora passato all’analisi della Camera dei Deputati, cerca di equiparare, nella legislazione italiana, i giornali, le televisioni e le radio, ai siti di testate giornalistiche, gestite da professionisti, da redazioni e anche a scopo di lucro e con dipendenti sempre attivi, e ai blog, gestiti sia da professionisti, ma anche da ragazzi, anziani o chiunque voglia comunicare con la rete. Insomma si attuerebbe un paragone del tutto improprio, che potrebbe nuocere parecchio, soprattutto ai blogger.

Inoltre il testo del ddl parla di “obbligo di rettifica”, cioè, nell’eventualità si fosse scritta una notizia falsa o parzialmente imprecisa, se richiesto espressamente da qualcuno leso, si dovrà entro 48 ore rettificare il danno, altrimenti si dovranno pagare salatissime multe fino a 12.500 euro. In altre parole: io pubblico quello che voglio, sapendo che sto comunicando con un determinato pubblico, con può essere di parecchie migliaia, per i grandi giornali, e poche decine, se non unità, per i blog amatoriali, e me ne assumo tutta la responsabilità. Se ho scritto castronerie e vengo “invitato” a rettificare, devo farlo entro il limite di 48 ore, altrimenti deve indebitarmi per ogni post poco veritiero, ma pur sempre indicativo del mio pensiero. Insomma, mi si nega, per via indiretta e subdola, di esprimere un mio pensiero, e di prendermi le mie responsabilità. Ripeto: se veramente ho offeso e leso qualcuno, la legge predispone altri strumenti ad hoc per questa fattispecie giuridica.

Naturalmente le possibili modifiche proposte alla Camera, sono state alcune, ma quasi tutte ridimensionano a favore dei blogger le sanzioni, senza mai eliminare del tutto questa indiretta persecuzione mediatica contro il libero pensiero. Si parla infatti di abbassare la multa dai 12.500 euro a 7.500, si legge anche di allungare il periodo entro il quale il blogger può eseguire la rettifica al proprio errore passando dalle 48 ore ai 7 giorni. Ma la questione non cambia: blog e giornali on-line sono due cose diverse, totalmente. I primi espressione di volontà personali, vincolati al rispetto degli altrui diritti, i secondi vincolati da leggi ben articolate.

E poi se il ddl attuale, diventasse legge, saremmo l’unico paese civile ad adottare una tale equiparazione, diventando un esempio sconcertante ed avvilente per l’intera Europa. In più, ci sono altri metodi per rendere immediatamente applicato il diritto di replica, tutti facilmente e gratuitamente imponibili alle piattaforme web che gestiscono le creazioni di blog e di siti internet. Insomma, o il legislatore è troppo ignorante, vecchio e matusalemme per interagire attivamente con il web oppure i limiti e gli obblighi posti in essere da questo ddl, hanno delle giustificazioni diverse. E poi diciamocelo francamente: da quanto tempo è che la destra vuole imbavagliare l’unico mass-media libero? Da sempre. Non ci è riuscita con leggi dirette, ed ora ci prova disincentivando, pena 12.500 euro di multa, qualsiasi pensiero personale, giusto o sbagliato, ma pur sempre un pensiero libero.

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