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Inceneritore Fenice di Melfi, pericoloso ed inquinante

Il termovalorizzatore Fenice di Melfi, è stato inaugurato nel 2000, e quanto si apprende dal sito internet della società che lo gestisce, l’Edf, è autorizzato a bruciare 65 mila tonnellate di rifiuti industriali ed urbani all’anno, producendo energia elettrica per 15 mila persone. La società che gestisce l’impianto è tenuta per legge a fornire all’Arpab, giorno per giorno, i dati derivanti dal monitoraggio dell’emissioni nell’ambiente. Già qui si vede l’inganno: il controllato che si controlla da solo. In più: chi dovrebbe controllare è in mano a sette di omertosi che insabbiano qualsiasi anomalia. Quindi ai cittadini non arrivano notizie in tempo reale e veritiere, ma filtrate due volte, dalle mafie e dalla politica.

 

termodistruttore fenice di melfi

Inceneritore Fenice di Melfi

L’impianto iniziò ad inquinare illegalmente (perché prima lo faceva legalmente), dal 2007, ma la questione si sollevò solo dopo che l’Edf si autodenunciò, nel 2009, per aver riscontrato valori di inquinamento fuori controllo. Solo dopo l’Arpab iniziò l’iter previsto dalla legge. Se fosse stato per l’Arpab, a conoscenza dei dati fin dal 2007, ancora eravamo a girarci i pollici. L’Ola ha scoperto che l’impianto produce 26 mila tonnellate di ceneri volatili da inertizzare e quindi pericolosissime. A quanto pare, l’impianto presenta forti carenze nella manutenzione e questo provoca gravi deficit nel contenimento dell’inquinamento. Queste ceneri dovrebbero essere trattate in loco, ma le strutture a ciò adibite non sono funzionanti e questi rifiuti vengono spediti a Brescia. Fatevi due conti, se conviene spedire 26 mila tonnellate a Brescia. Certo che no, conviene lasciarle disperdere nel territorio circostante, inquinando irrimediabilmente, le falde acquifere. A tutto questo, si aggiungono le carenze informative: l’Arpab non ha raccolto dati in merito all’impianto, a causa di forte odore di soldi che girava per gli uffici dell’ente.

Per farsi due risate, amare, vi consiglio di andare sul sito di Fenice Spa. Un sito aggiornato l’ultima volta nel lontano 2007, e i dati dell’emissioni inquinanti nell’ambiente risalgono al 2005. Se non sono capaci di tenere in vita un sito internet, figuratevi come possono gestire un impianto pericoloso com’è l’inceneritore di Melfi.

Il nuovo direttore dell’Arpab, Raffaele Vita, afferma: “c’è la presenza di alcuni metalli e di sostanze volatili che vanno a finire nelle falde. Rispetto ad alcuni mesi fa, però, la situazione sta migliorando”. Il dottor Vita va a prendere i giro gli amici suoi. Su quali basi fonda le sue affermazioni? I metalli pesanti non vengono riassorbiti dagli ecosistemi, ma vengono accumulati. Le piante accumulano, gli animali accumulano, le persone accumulano. L’intero ecosistema è fatto da piccoli salvadanai di mercurio, arsenico, nichel e altro ancora.

E ancora il povero Vita ammette, a malincuore di tutta la classe politica al potere, che “stiamo lavorando con abnegazione e rapidità per migliorare la strumentazione tecnologiche e dare risposte precise ai cittadini sulla qualità dell’ambiente.” Ciò vuol dire che quando il direttore dell’Arpab era Sigillito, i lavoratori sonnecchiavano negli uffici e le centraline di monitoraggio erano spente e tutto il sistema di controlli era inutilizzato. Vita ammette quello che per anni si è negato. E come sempre la colpa non è del povero Vita, ma dell’intero sistema politico, meticolosamente organizzato, di poteri e subpoteri che controllano, a mò di cupola, l’intero impianto informativo lucano, lasciando così i cittadini ignoranti e pieni di tumori.

 

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