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L’Ilva non potrà mai chiudere
luglio 3rd, 2011 | 4 Comments
“Riceviamo e Pubblichiamo” da Michele Imperio in replica all’articolo Ilva di Taranto a rischio sequestro
Il vostro post richiede alcune precisazioni. L’Ilva di Taranto non chiuderà mai per due ragioni primo perché è impensabile licenziare 13.000 lavoratori secondo perché l’Ilva di Taranto produce l’acciaio a caldo per tutte le altre acciaierie d’Italia sicché la chiusura dell’Ilva di Taranto metterebbe in ginocchio tutta la produzione di acciaio italiana. Si potrebbe invece verificare che custodi o amministratori giudiziari nominati dai Magistrati di Taranto, approfittando delle larghe maglie concesse dalla legge ai Magistrati in tema di sequestro giudiziario finalizzato alla confisca, siano messi ai vertici dell’Ilva al posto della famiglia Riva.
L’Ilva, prima Italsider, fu realizzata a Taranto nei primi anni ‘60 dall’IRI. Nel 1995 prima che Prodi prendesse possesso della carica di primo ministro e cedesse tutto il cedibile a società straniere, il primo ministro Lamberto Dini cedette l’azienda alla famiglia italiana dei Riva, già titolari di altri impianti siderurgici in altre parti del pianeta. Ragioni sconsiderate di politica industriale adottate dal governo Prodi e da quelli successivi hanno fatto si che a Taranto si concentrasse tutta la produzione italiana di acciaio a caldo, riservando invece ad altri impianti le produzioni di acciaio a freddo (non inquinanti).
La produzione dell’acciaio a caldo è già di per sé una produzione particolarmente inquinante. Ancor di più lo è a Taranto dove gli impianti risalgono agli anni 60 e sono quindi obsoleti. Per avere un normale livello di inquinamento bisognerebbe rinnovare totalmente tutti gli impianti ma l’operazione viene considerata antieconomica. I Riva in questi anni hanno applicato dei filtri alle ciminiere dello stabilimento ma la gestione e la manutenzione di questi filtri è estremamente dispendiosa. Il sospetto è che non sempre gli stessi vengono utilizzati.
Questa richiesta del sequestro dell’azienda in verità è stata solo accennata dai Carabinieri del Noe di Lecce nel loro rapporto ma poi una sapiente regia l’ha dilatata nel resoconto dei media. Potrebbe anche trattarsi di una sollecitazione provocatoria che mira a fare notizia per spingere il Governo nazionale a una diversa politica industriale che porti fuori di Taranto parte della produzione di acciaio a caldo e la sostituisca con altre produzioni di acciaio a freddo (unico modo per limitare l’inquinamento senza comprimere i livelli di occupazione). Ma questa operazione avrebbe bisogno del sostegno di uomini politici di spessore che a Taranto non esistono.
Potrebbe quindi trattarsi di una manovra politica. Ne esplicitiamo i tratti. Finora il patron dell’ILVA Emilio Riva si è mantenuto equidistante dai due schieramenti politici (Sinistra e Centro-destra) coltivando due grandi amicizie, una quella del Presidente della provincia del PD Giovanni Florido (ex sindacalista della Cisl) e l’altra quella del deputato del PDL Pietro Franzoso, il quale è titolare di un’azienda che ha appalti con l’ILVA e ha 400 dipendenti. Entrambi Pietro Franzoso e Gianni Florido sono ex democristiani. Riva inoltre ha partecipato alla scalata dell’Alitalia dietro pressioni personali del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
“Voci” insinuano che alle ultime elezioni amministrative per il presidente della Provincia l’on. Pietro Franzoso ha favorito Gianni Florido contro il candidato ufficiale del Polo della Libertà Domenico Rana inducendo all’astensione nel turno di ballottaggio molti elettori del Polo della Libertà della sua circoscrizione Sava-Manduria-Torricella. Ciò che ha favorito l’elezione di Gianni Florido e impedito quella di Domenico Rana. Senonché Emilio Riva ha ormai 84 anni e intende passare la mano al figlio Fabio Riva, il quale – sempre secondo indiscrezioni – avrebbe simpatie più per il Centrodestra che non per il Centrosinistra. Inoltre dovendo stabilirsi definitivamente a Taranto vorrebbe fare altri investimenti ma vuole avere garanzie dalla classe politica e dalla Magistratura.
Personalmente prevedo che se i Riva in questi sei mesi rivedranno il loro orientamento politico, il sequestro non si farà, se viceversa insisteranno nel voler sostenere solo candidati di centro-destra, il sequestro dell’azienda si farà. Lo chiederà la Procura Generale.
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L’ILVA è Meglio che Chiuda……!!! Un Mostro inquinante e Puzzolente, Inutile e Dispendioso su un Suolo che era uno dei Fiori all’occhiello della Agricoltura Italiana e Mondiale (Agrumeti e Oliveti Meravigliosi, sostituiti da quell’Immondezzaio che è quella Oscena Industria, di “Morte”…..!!!).
Una delle Regioni più a Vocazione Turistica d’Europa e del Mondo per le Innumerevoli Bellezze Storiche e Naturalistiche del Suo Vastissimo Territorio, che Tolleri un Tale Scempio Ambientale in Casa Sua, non può che essere Governata che da Gente senza Scrupoli e che non ha a Cuore il Bene della Sua Gente e del Suo Territorio stesso….!
Si può e si deve chiudere l’ILVA ! Ne và della Nostra Vera ed Unica Ricchezza che è il Nostro Bellissimo e Integro Territorio Agreste e Paesaggistico…! Ci guadagneremo Tutti, in primis in Salute e anche in Ricchezza e Bellezza ! Basta “Cattedrali nel Deserto” !!! Basta Oscenità in Nome di un Falso ed “Aberrante” concetto di Sviluppo del Territorio ! Bisogna che la Nostra Gente lo capisca che si può fare a meno dell’ILVA e anche guadagnarci in Tutti i Settori !!!!
hai perfettamente ragione, anche io la penso come te. ma l’impatto occupazionale e sociale di una chiusura del genere è enorme, senza contare che c’è anche la raffineria dell’eni e tanto altro ancora. o si chiudono tutti o non si chiude nessuno di questi stabilimenti. e credo proprio, conoscendo la viltà dei nostri amministratori e con la scusa che c’è la crisi economica, che l’ilva e tutto il resto resteranno a taranto, ad inquinare migliaia di ettari e ad uccidere lentamente più di 300 mila persone tra taranto e comprensorio. c’è bisogno di una scelta popolare, la politica dovrà seguire. se il popolo è unito e se anche gli operai e le loro famiglie saranno disposti ad avere di meno ma a vivere di più, allora si potrà trasformare taranto in una grande bella città marina, che vive del suo porto, del commercio, del turismo e della cultura. la storia dell’inquinamento di taranto e del mar piccolo risalgono al 1888, con la costruzione dell’arsenale militare.
Spiegami dove vanno a mangiare 13000 famiglie e poi ne riparliamo…
la scelta è tra far mangiare 13 mila famiglie oppure fa morire 13 mila bambini. non spetta a me scegliere, spetta ai tarantini.