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I fondi Piot nelle tasche dei soliti noti

Negli scorsi mesi la morenti Comunità Montane lucane hanno ricevuto un enorme finanziamento attraverso la farsa della promozione turistica: i fondi Piot, Pacchetti integrati di offerta turistica. 80 milioni di euro da buttare nel calderone delle clientele. Ci fu la corsa agli uffici per presentare progetti e iniziative più o meno finalizzate alla promozione turistica. Tutto questo promettere e questo spartirsi è avvenuto qualche settimana prima delle elezioni regionali del 2010. Coincidenza che non è passata inosservata agli osservatori intenti a smascherare le clientele preelettorali. In questa estate sono stati spesi buona parte dei fondi Piot, ma le questioni principali sono quattro: da dove arrivano questi fondi? Chi decide a chi darli? Su quali criteri si assegnano i fondi? Chi ha ricevuto i soli?

Per quanto riguarda la prima questione, i fondi Piot sono fondi europei, che la regione Basilicata non sa come spendere e che sperpera, perché questo è il termine giusto, cedendo risorse con logica clientelare. Non si tratta di finanziamenti a tasso agevolato, ma veri e propri rimborsi di spesa a fondo perduto. La seconda questione riguarda i soggetti che sono tenuti a valutare i progetti presentati e a concedere i fondi. Chi sono questi soggetti? Che competenze hanno? Quali corsi di formazione in materia hanno seguito? Da dove deriva la loro estrema sapienza nell’attuare una così discrezionale decisione? La risposta è semplice: ci dovrebbero essere delle commissioni di esperti pagati per la valutazione, ma questi esperti vengono suggeriti dalle Comunità Montane e nominati dalla Regione. Quasi sempre si tratta di politici o parapolitici, spesso trombati alle elezioni e reinseriti in enti sub regionali.

La terza questione è complementare alla seconda. Sapendo che sono i partitocrati a decidere la destinazione dei fondi, inevitabilmente questi individui dirigeranno la loro attenzione verso amici e parenti. I criteri di assegnazione possono anche essere più complicati ed avere “valutazioni statistiche” alla base: si avranno i soldi in base a quanti voti porti al candidato alle regionali. Fatto sta che la discrezionalità è imperante in questo meccanismo. La quarta questione apre una finestra su un intero mondo, quello della trasparenza e dell’onestà; finestra che in Basilicata è stata murata. Dove posso trovare l’elenco dei graziati che hanno ricevuto i fondi Piot? Queste associazioni a chi fanno capo? Chi gestisce queste associazioni paraculturali? Chi controlla l’effettivo rispetto delle norme durante la spesa dei fondi? Domande che rimarranno senza risposta, per il semplicissimo motivo, sempre lo stesso, che le istituzioni spendono i soldi pubblici non per creare sviluppo ma per creare clientele.

Abbiamo capito che i fondi Piot sono stati un ottimo modo per distribuire prebende attraverso le Comunità Montane ad amici e parenti e a chi portava voti. Si tratta, a mio parere, di una procedura di ricompensazione per le dispendiose campagne elettorali e per ripagare chi, in queste farse democratiche, ha sostenuto il cavallo vincente. Bel modo di rilanciare l’economia e l’occupazione. Quando i lucani capiranno che i nostri politici ci sfruttano e ci stuprano sarà troppo tardi, o saremo tutti intenti a piegarci alla loro volontà o a correre alla posta a vendere la nostra dignità per 90 euro di bonus carburanti.

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