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I cinghiali vanno sterminati

danni cinghialiIl problema dei cinghiali è diventato insostenibile anche per tutta l’agricoltura tursitana. Se negli anni passati il danno era contenuto nel 5% dell’intero raccolto di grano, quest’anno, in alcuni casi si è raggiunto il 100%. Se a questo bisogna aggiungere tutte le spese sostenute per la semina, la corretta concimazione e l’obbligatoria trebbiatura, al danno si aggiunge la beffa. Mi sento di parlare a nome dei tanti amici agricoltori danneggiati. La Regione Basilicata e i suoi insigni rappresentati e dirigenti, oltre a non aver mai potuto constatare di persona la gravità dei danni di questi animali, si dimostrano anche del tutto fuori luogo quando raccomandano soluzione delle più improbabili, come i chiusini. Quest’ultimi da acquistare a spese degli agricoltori, per prendere qualche cinghiale, che tanto ingenuo da entrare in una gabbia non è, per poi consegnali a non si sa chi per andarli a rilasciare non sia sa bene dove. Finito il grano, i cinghiali sono passati ai frutteti. Distruggono frutti, abbattono piante, rendono impossibile il transito dei braccianti nei campi.

In questi giorni, alcuni tecnici della Regione stanno constatando i danni, senza rilasciare particolari rassicurazioni né verbali di constatazione dei danni accertati, ma anzi impuntandosi quando trovano i campi già trebbiati. Loro, che non hanno ben presente il dovere del danneggiato di compiere ogni azione possibile per ridurre il danno. Loro, che non hanno svolto il proprio compito di controllo per tempo e ora recriminano a quei pochi agricoltori che avevano qualcosa da trebbiare di aver trebbiato. E allora bene hanno fatto coloro che hanno lasciato i campi completamente non trebbiati, consentendo ai cinghiali di aggravare il danno e così aumentare la spesa ai danni delle casse regionali nel caso in cui dovrà liquidare i risarcimenti?

La Regione, nonostante qualche assessore sprovveduto cerchi di rassicurare, non sta liquidando come dovrebbe i danni da fauna selvatica, né ha reso comprensibile ed immediato il sistema di accesso ai risarcimenti, così che solo con l’assistenza di legali si può raggiungere il risultato sperato. Ma spesso il risarcimento si ferma nelle mani del professionista, che ha maturato la parcella.

Di fronte a questo scenario, cosa devono fare gli agricoltori? La Regione millanta provvedimenti che non prende e promette risarcimenti che non dà. Le istituzioni comunali fanno pena per la completa ignoranza nel campo agricolo, figuriamoci se sono capaci di attivarsi nel merito. I cacciatori restano al palo per le ristrettezze che sono costretti a subire, non ultima la inutile convenzione per il selecontrollo sottoscritta con l’Ambito di Caccia 2 di Matera che praticamente rende impossibile anche solo ammirare un cinghiale, figuriamoci se sarà possibile spararlo. A questo si aggiunge che qualche genio ha consentito il rilascio dei lupi, nella vacua speranza che potessero ridurre il numero dei cinghiali. Ma i lupi non sono certo degli sprovveduti: tra un branco di cinghiali ed un gregge di pecore, preferiscono le seconde, innocue ed incustodite. Ed infatti, al danno dei cinghiali ai campi, si è aggiunto il danno agli allevamenti. E la Regione dovrà pagare anche i secondi.

Gli agricoltori non possono più essere coloro che alimentano una macchina burocratica e politica regionale incapace di dare risposte definitive ai problemi che quotidianamente assillano il principale settore economico di Basilicata. Saranno costretti gli agricoltori a sterminare i cinghiali? Saranno costretti gli agricoltori a lottare contro la natura e contro le inefficienze regionali per poter tutelare le proprie aziende e il futuro delle proprie famiglie?

Quando una specie diventa infestante, ogni mezzo deve essere consentito per sterminarla. Non si deve più parlare di contenimento. È necessario debellare una specie che non è geneticamente riconosciuta come cinghiale, ma è un incrocio con i maiali da allevamento e quindi molto più fertile. Basta ipocrisie, basta bugie.

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